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Provincia di Vibo Valentia Regione Calabria

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Quarta Rievocazione dello Sbarco, Arresto e Fucilazione del Re Gioacchino Murat.

Domencia 12 Ottobre un’imponente manifestazione ha ripercorso i fatti accaduti nel 1815 quando il destino volle che a Pizzo, i sogni di un audace Re si spezzassero e che tramontasse l’epopea di un uomo giusto. Dalle prime ore del mattino, la piazza del paese ha ospitato 200 rievocatori, tra attori e figuranti appartenenti a gruppi storici provenienti da tutta la penisola che hanno indossato splendide foggie di costumi e divise militari originali dell’epoca murattiana con armi caricate a salve. E’ la mattina dell’otto ottobre 1815, Murat sbarca dalla feluca Sant’Erasmo, alla marina di Pizzo al comando di 29 unitÓ per rincorrere il sogno di riconquistare il regno di Napoli dopo la sconfitta di Tolentino.

JPEG - 7.8 Kb Feluca Sant’Erasmo

Murat ed il suo seguito, percorrendo la vecchia scalinata della chiesa di San Ferdinando Re, salgono verso il centro del paese, giunto nell’attuale piazza della Repubblica si presenta il capitano d’artiglieria Devoux, il quale lo avverte che la popolazione si andava disponendo alla rivolta contro di lui per arrestarlo e lo invita a partire il piu’ presto possibile. Il re si avvia lungo la salita dei Morti. Intanto, il farmacista Giorgio Pellegrino informato dello sbarco, organizza un gruppo contro i francesi e avverte il compaesano capitano di gendarmeria Gregorio Trentacapilli, il quale rincorre e raggiunge il Murat e lo invita a presentarsi presso il castello. Murat rifiuta, Trentacapilli desiste e si reca al castello, ma l’altro gruppo guidato dal farmacista spara un colpo di fucile e i francesi rispondono al fuoco ma decidono di ritornare alla nave.

JPEG - 43.7 Kb L’ Esercito di Murat

Murat ed i suoi ridiscendono verso la piazza e all’imbocco della strada per la marina vengono definitivamente fermati dai Borboni nel frattempo riorganizzatesi. Murat, viene arrestato dal capitano di gendarmeria Trentacapilli che lo conduce nelle carceri del castello. Durante la prigionia scrive una struggente lettera di addio alla moglie Carolina e ai suoi quattro figli.

JPEG - 43.5 Kb La Lettera a Carolina

Il re Ferdinando lo condanna a morte e il 13 ottobre 1815 viene eseguita la fucilazione. Il cadavere di Murat, viene riposto nella fossa comune della Chiesa Matrice, dove giace tuttora senza degna sepoltura.

E’ la fine di un francese che governo’ in Italia da italiano, che persegui’ il principio della costituzione di una nazione e che venne spezzato da un destino pilotato da quegli stati che volevano decretare la fine dell’epopea napoleonica.